Dal porto di Livorno a Matadi, passando per Tangeri e Pointe-Noire: un viaggio di migliaia di chilometri per portare in Repubblica Democratica del Congo strumenti, attrezzature e risorse destinate alla salute, all’inclusione e allo sviluppo.
Il 4 giugno un container è partito dal porto di Livorno con una destinazione precisa: la Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver attraversato le tappe di Tangeri e Pointe-Noire, il 27 luglio è finalmente arrivato a Matadi. Dietro queste date e queste rotte c’è molto più di una semplice spedizione. C’è il lavoro di una squadra che, in Italia e in Congo, ha seguito ogni fase del viaggio, dalla selezione dei materiali alla preparazione del carico, dalle pratiche di sdoganamento fino al trasporto su strada e alla consegna delle attrezzature. Organizzare una spedizione internazionale richiede infatti coordinamento, competenza e capacità di affrontare procedure logistiche e doganali complesse. Ma permette anche di concentrare in un’unica spedizione risorse ed equipaggiamenti destinati a differenti realtà e progetti, facendo arrivare dove servono strumenti che possono avere un impatto concreto e duraturo.
Dall’Italia al Congo, strumenti per la salute e lo sviluppo
Il container arrivato in R.D. del Congo trasporta ecografi, attrezzature odontoiatriche, materiale ginecologico, forniture ospedaliere e strumentazione per l’otorinolaringoiatria. Sono materiali raccolti e destinati a essere utilizzati all’interno di diversi interventi realizzati da AGAPE e dai suoi partner nel Paese. Il valore di questa spedizione non sta però soltanto nel materiale trasportato. Ogni attrezzatura ha una destinazione e una funzione precisa: contribuire a rendere più accessibili servizi sanitari, rafforzare strutture già operative e sostenere percorsi di inclusione e sviluppo. Una parte delle forniture è destinata al Centre Elikia Na Biso, dove AGAPE realizza il progetto “Mon Nid”, rivolto a bambini con disabilità e a giovani donne con disabilità in stato di gravidanza.
Grazie al sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, il progetto offre diagnosi e cure mediche gratuite, accompagnate da supporto psicologico e da percorsi finalizzati all’autonomia sociale e lavorativa. Le attrezzature arrivate con il container contribuiranno a rafforzare le possibilità di diagnosi e presa in carico delle persone che si rivolgono al centro.
Un ambulatorio ORL già operativo
Tra le attrezzature trasportate ci sono anche quelle destinate all’ambulatorio di otorinolaringoiatria, che ha già avviato ufficialmente le proprie attività. La strumentazione sanitaria è stata raccolta grazie alla rete di donazioni attivata da amici e colleghi di Gabriele Molteni. Un contributo nato da una rete personale di solidarietà che oggi diventa uno strumento concreto a disposizione di un servizio sanitario sul territorio congolese. È proprio questo uno degli aspetti più significativi di una spedizione come questa: materiali che in Italia possono non essere più necessari o immediatamente utilizzati possono trovare una nuova funzione, diventando strumenti fondamentali per servizi che ne hanno bisogno.
Dal container allo sviluppo agricolo nel Kasai Centrale
Il viaggio del container non riguarda però soltanto la sanità. Una parte delle attrezzature è destinata al progetto “Agricoltura e sviluppo – contrastare la malnutrizione nel Kasai”, realizzato nel Kasai Centrale e finanziato attraverso i fondi dell’Otto per Mille IRPEF della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per le attività agricole sono arrivati un trattore con rimorchio, un forno a legna, un estirpatore, una trincia, un erpice e sistemi di irrigazione.
Sono strumenti che permettono di rafforzare concretamente il lavoro agricolo e la capacità produttiva locale. L’obiettivo del progetto è contribuire alla sicurezza alimentare e, allo stesso tempo, creare condizioni per una maggiore autonomia economica della popolazione, intervenendo sulle cause della malnutrizione e sostenendo le possibilità di sviluppo delle comunità. Anche in questo caso, quindi, ciò che arriva dall’Italia non rappresenta semplicemente un insieme di materiali. Un macchinario agricolo diventa uno strumento di lavoro; un sistema di irrigazione può contribuire a rendere più produttivi i terreni; un’attrezzatura può diventare una risorsa che continua a essere utilizzata nel tempo.
Un viaggio che continua anche dopo l’arrivo
Il 27 luglio il container è arrivato a Matadi, ma il suo viaggio non si è concluso. Il vero significato di una spedizione come questa si misura infatti nel momento in cui ciò che è stato trasportato comincia a essere utilizzato. È allora che una donazione diventa un servizio sanitario, che un’attrezzatura diventa uno strumento di diagnosi, che un macchinario agricolo diventa una possibilità concreta di produrre e generare reddito. Dietro ogni container ci sono molte persone. Ci sono quelle che donano, quelle che raccolgono e preparano i materiali, chi organizza la logistica e segue le procedure, chi si occupa del trasporto e dello sdoganamento. E ci sono i partner, gli operatori e le comunità locali che ricevono il materiale e lo trasformano in attività e servizi.
È un lavoro spesso silenzioso e poco visibile, ma rappresenta una parte essenziale della cooperazione internazionale. Per AGAPE, infatti, far arrivare un container dall’Italia alla Repubblica Democratica del Congo significa costruire un ponte concreto tra persone, organizzazioni e comunità. Un ponte che attraversa migliaia di chilometri, ma che ha come obiettivo finale qualcosa di molto semplice: mettere risorse e strumenti a disposizione di chi ne ha bisogno e contribuire, insieme ai partner locali, a costruire nuove opportunità.